Lavagnina del Levante: l'altra oliva ligure che racconta la Riviera oltre la Taggiasca
- Alessio Raimondo
- 2 giorni fa
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Quando si parla di olio ligure, il pensiero corre quasi sempre verso Ponente: verso la Taggiasca, le fasce dell'Imperiese, i frantoi che profumano di olive appena molite. Eppure la Liguria dell'olio non ha una voce sola. Cambia passo, luce e accento man mano che la costa si allunga verso Genova, il Tigullio, il Levante e le Cinque Terre.
In questo paesaggio entra la Lavagnina, una cultivar meno raccontata al grande pubblico ma preziosa per capire quanto sia minuta e diversa la cultura olivicola ligure. Non e' una rivale della Taggiasca, ne' una curiosita' da scheda tecnica: e' un modo diverso di leggere la stessa regione, attraverso colline, muretti, aria marina e varieta' locali che hanno trovato casa nel Levante.
Quando l'olio ligure cambia paesaggio
La Liguria e' lunga, stretta, verticale. In pochi chilometri passa dal mare alle colline, dai borghi costieri agli uliveti sospesi, dalle vallate piu' asciutte del Ponente ai versanti piu' umidi e mossi del Levante. Per questo parlare di olio ligure come se fosse un'unica espressione sarebbe riduttivo.
Nel Ponente la Taggiasca ha costruito un immaginario fortissimo: oliva piccola, elegante, legata a una tradizione frantoiana profonda. Nel Levante, invece, il racconto si apre a nomi come Lavagnina, Razzola, Pignola e altre cultivar locali. Sono varieta' che non sempre arrivano sulle etichette piu' conosciute, ma aiutano a capire quanto l'olio sia parte del paesaggio, non solo del prodotto finito.
Che cos'e' la Lavagnina
Le fonti regionali descrivono la Lavagnina come una cultivar locale del Genovese e del Levante ligure, utilizzata per la produzione di olio. La sua parentela con la Taggiasca viene indicata come probabile: un'informazione interessante, da raccontare con prudenza, senza trasformarla in una certezza piu' netta di quanto dicano le fonti.
La pianta puo' raggiungere dimensioni importanti in condizioni favorevoli, con rami dal portamento caratteristico e foglie allungate. Il frutto, a maturazione nero-violacea, e' descritto come oleoso e dalla forma allungata. Sono dettagli agronomici, certo, ma raccontano qualcosa di piu': la Lavagnina non e' un nome astratto, e' un albero che vive dentro un territorio preciso.
Lavagna, l'Entella e il cuore del Levante
Il nome richiama Lavagna, citta' affacciata sullo sbocco dell'Entella e storicamente legata anche alla cultura dell'ardesia. Il Consorzio di tutela dell'Olio DOP Riviera Ligure racconta la Lavagnina come una sorta di Taggiasca spostata a Levante: un'immagine efficace, purche' non venga letta come una semplificazione. Il clima, i suoli, l'esposizione e la storia agricola cambiano; e con loro cambia anche il modo in cui l'olivo entra nella vita quotidiana.
Nel Tigullio, intorno a Chiavari, Lavagna, Leivi, Sestri Levante e nelle valli che salgono verso l'interno, l'olivo non e' mai stato soltanto produzione. E' presidio di paesaggio, lavoro di manutenzione, rapporto con le fasce e con quei muri a secco che rendono coltivabile cio' che, a guardarlo da lontano, sembrerebbe quasi impossibile da lavorare.
DOP Riviera Ligure: una denominazione, piu' anime
La DOP Riviera Ligure e' uno dei modi in cui questa pluralita' viene tutelata. Le fonti istituzionali ricordano le tre menzioni geografiche: Riviera dei Fiori, Riviera del Ponente Savonese e Riviera di Levante. Assaggia la Liguria sintetizza bene il punto: da Imperia in poi la Taggiasca lascia spazio, gradualmente, a un patrimonio piu' ampio di cultivar locali; da Genova verso Est compaiono Lavagnina, Razzola, Prempesa, Lantesca, Castelnovina e altre ancora.
C'e' pero' un passaggio importante da non perdere: con la modifica del disciplinare approvata nel 2023, le composizioni varietali obbligatorie per i singoli territori sono state superate e le menzioni geografiche sono diventate facoltative, a condizione che olive e trasformazione appartengano alla specifica sottozona indicata. Detto in modo semplice: la DOP oggi valorizza in maniera piu' ampia le varieta' liguri, senza cancellare il legame storico tra Levante e cultivar come la Lavagnina.
Un profilo gentile, ma non senza carattere
Quando si parla di gusto, conviene restare sobri: ogni olio cambia con annata, raccolta, frantoio e mano di chi lo produce. Le descrizioni ricorrenti dell'olio ligure e della Riviera di Levante insistono pero' su un equilibrio riconoscibile: fruttato leggero o medio, dolcezza presente, note vegetali che possono ricordare carciofo, erbe di campo, mandorla o pinolo, con amaro e piccante di solito misurati.
E' un profilo che non cerca la voce grossa. Accompagna, sostiene, lascia parlare il piatto. Per questo gli oli liguri trovano spesso spazio su verdure, pesce, carni bianche, focacce semplici, piatti in cui l'extravergine non deve coprire ma dare profondita'. La Lavagnina, dentro questo racconto, aggiunge una sfumatura di Levante: piu' vegetale, piu' costiera, meno nota ma non meno ligure.
Perche' parlarne da una casa del Ponente
Noi di Fratelli Raimondo veniamo da Imperia e il nostro cuore resta profondamente legato alla Taggiasca. Proprio per questo ci piace raccontare anche cio' che sta oltre il nostro orizzonte piu' familiare: perche' conoscere la Lavagnina significa capire meglio la Taggiasca, e viceversa. Le due storie non si annullano; si illuminano a distanza.
Chi vuole partire dal nostro Ponente puo' scoprire la nostra selezione di oli extravergini liguri, oppure assaggiare un'espressione netta della cultivar di casa con Merus, il nostro monocultivar Taggiasca. Non e' un confronto con la Lavagnina: e' un modo per ascoltare due accenti diversi della stessa Liguria dell'olio.
La Liguria dell'olio non finisce con un nome solo
La Lavagnina del Levante ci ricorda che le tradizioni piu' forti non sono mai immobili. Vivono nei luoghi, cambiano da valle a valle, si adattano al clima e alle mani di chi coltiva. Raccontarla significa allargare lo sguardo: dalla Taggiasca alle cultivar del Levante, dall'Imperiese al Tigullio, da un olio famoso a una biodiversita' piu' silenziosa ma altrettanto preziosa.
E forse e' proprio qui che l'olio ligure mostra la sua bellezza piu' vera: non in una voce unica, ma in un coro di paesaggi piccoli, coltivati con pazienza, capaci di arrivare a tavola con delicatezza e memoria.



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